L’ipotalamo, il re del paese, decide la sua strategia per riportare l’ordine. Come una bilancia vivente, utilizzando tracce associative che leggono nel nostro vissuto più prossimo e quello più forte, rintraccia il percorso presumibilmente più rapido per arrivare alla meta. Tutto questo in condizioni di non patologia. Il sogno compensatore è un feedback negativo, quello reiterante punitivo è un feedback positivo. I diversi pattern fisiologici evocati dai sogni, capaci di riportarci in equilibrio, sono gli strumenti per arrivare a retroagire sul sistema vegetativo. Il sogno acquista un valore fortissimo in quanto radice del pensiero creativo, e, al contempo, soggetto sia attivo che passivo di un circuito chiuso, che promuove lo sviluppo del sistema limbico e del mondo emozionale. Nel raccontare questo presunto viaggio evolutivo, ci intrecciamo alla struttura triadica di MacLean, scendendo fino all’analisi della nostra fisiologia respiratoria, endocrina e dell’equilibrio elettrolitico. Infine si conclude deducendo che, in realtà, queste variabili fisiologiche sono personaggi attivi, fondamentali fautori dell’onirico, e non un passivo assetto del “non diurno”.
La prima importante supposizione, è stata quella di intuire che il sogno sia un mezzo, usato per ottenere riverberi vegetativi mirati, e tendere così all’omeostasi. Di giorno usiamo un comportamento piuttosto che un altro, per ottenere un cibo piuttosto che un altro, un’emozione piuttosto che un’altra… il tutto sempre considerando la differenza fra ciò che abbiamo, e ciò che dovremmo avere per essere in equilibrio. Di notte il fine è il medesimo. Il sonno nel suo insieme ha lo stesso fine ultimo, l’omeostasi. Di notte usiamo i comportamenti virtuali, ovvero i sogni, per ottenere una certa chimica piuttosto che un’altra. La differenza “ lieve”, sta nel fatto che di giorno utilizziamo vissuto “vero”, mentre di notte quello “virtuale”.
La seconda ed importante intuizione è anch’essa parte della colonna portante della PNfO… mi riferisco al legame supposto ed individuato, fra marea e fasi oniriche. All’inizio cercavo qualche fenomeno naturale che potesse aver avuto un ruolo cruciale nell’imprimere la arcinota alternanza REM-nonREM ogni 90 minuti. Davo per scontato che l’alternanza che riscontriamo nella ciclicità REM-nonREM, così come quella di sonno-veglia, dovesse essere dovuta ad un fenomeno naturale esterno, e che il nostro BIOS dovesse aver creato l’alternanza sonno REM-nonREM, nello svolgere la sua quotidiana funzione di adattamento alla vita. Quando guardando un documentario in TV, vidi la storia del pianeta terra, nel quale si supponeva che ai primordi la luna fosse vicinissima alla terra, e che il giorno durasse solo 3 ore… feci presto a fare 3 ore diviso in due maree al giorno, danno due fasi di 90 minuti ciascuna. Incominciai così a documentarmi per verificare se poteva essere possibile che, prima di tutto, già a quell’epoca ci fosse una qualche forma di vita capace di subire e memorizzare l’alternanza delle maree. Premetto che quando si parla di epoche così remote, di certezze ne troviamo poche e quindi, si è “ più liberi” nel supporre, ma “ meno sorretti” da solide premesse, che in realtà non ci sono.
Detto questo… l’epoca del grande impatto fu 4,5 Mld di anni fa, mentre 4 Mld di anni fa già esisteva la vita unicellulare, e 3,8 Mld di anni fa è stato il periodo delle grandi maree… ed a quell’epoca probabilmente il ciclo alta-bassaMAREA era di 90 minuti. Dopo il periodo delle grandi maree, c’è stato un lungo periodo di inattività a livello evoluzionistico, quindi, questo meccanismo potrebbe essersi impresso e consolidato molto bene nelle prime forme di vita, magari al livello di RNA, fino ad arrivare ad essere gestito dal nucleo paraventricolare ipotalamico PVN, per divenire poi REM-nonREM.
Dalla linea evolutiva di quei lontani calcimicrobi che crearono le rocce biogene, le stromatoliti, potrebbe provenire l’attuale clock prolattinico… anche se pare essere indiscutibilmente troppo lontana dal punto di vista genetico. Rimango comunque legata al pensiero che dal fenomeno delle maree, attraverso un organismo vivente sia arrivato fino al nostro BIOS, il meccanismo prolattinico che fa scattare il REM.
Un indizio interessante a riguardo, è che la produzione di prolattina PRL ha dei picchi secretori circa ogni 90 minuti, e che di notte, poco prima della fase REM la secrezione prolattinica cessa. Molti associano questo ormone semplicemente alla lattazione, mentre in realtà gli studiosi riconoscono che le funzioni di questa sostanza siano ancora probabilmente in gran parte celate. La PRL non è solo l’ormone della maternità, ma anche quello della “ritenzione dei liquidi”… e questo può sicuramente avere a che fare con l’alternanza delle maree, soprattutto se immaginiamo che le prime forme di vita possano essere nate o che abbiano semplicemente proliferato proprio in quelle lingue di mare sconquassate da quelle violentissime maree primordiali. Il fatto che la PRL possa essere relata a questo antico fenomeno, è testimoniato anche dal comportamento di alcuni anfibi, i quali in concomitanza di picchi secretori prolattinici, tendono a tornare a vivere nell’acqua. Nel libro queste considerazioni verranno approfondite, legando a questo argomento anche l’alternanza di dominio fra un emisfero cerebrale e l’altro.
Il linguaggio dell’opera è lontano da quello di un qualsiasi libro didattico, infatti, nonostante in quest’opera ci siano diverse e necessarie nozioni mediche poste a premessa, il tono rimane sempre volutamente leggero… spero. Non mi sono voluta forzare ad usare un linguaggio non mio, anche perché se l’avessi fatto avrei sicuramente urtato le orecchie altrui.
La prima importante supposizione è stata quella di intuire che il sogno sia un mezzo, usato per ottenere riverberi vegetativi mirati e tendere così all’omeostasi.
Finalmente un originalissimo libro sul sonno. Non so dire se condivida o meno le sue teorie, ma di sicuro mi ha fatto uscire dagli schemi.
Per gli amanti del vissuto onirico, un libro veramente unico. Infantile ed arguto, audace e cauto, informale e vivace, a tratti pesantissimo.
È un libro impegnativo per chi non ha dimestichezza con queste materie, ma rimane comunque alla portata di tutti. Una volta entrati nel libro diventa piacevole seguirne il filo logico... ed in questo è impegnativo ma anche incredibilmente semplice ed originale.